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Mirco Pregnolato Chi sono

Un uomo nato
dove il fiume
diventa mare.

Mirco Pregnolato — surfista della vita, visionario pratico, costruttore di sistemi operativi. Non parlo per teoria, ma per esperienza vissuta. E da quell'esperienza è nato 81+.

La mia storia

Dal Delta del Po al mare aperto.

Ciao a tutti e grazie di avermi accolto. Il mio nome è Mirco Pregnolato. Sono nato nel 1976 ad Adria, la città da cui deriva il nome del Mare Adriatico, e vivo nel meraviglioso territorio del Delta del Po, il fiume più grande d'Italia. Amo la mia terra, il Polesine. Amo l'acqua, il mare, il surf.

Il Delta ti insegna presto una verità che molti scoprono troppo tardi. La vita non scorre in linea retta. Si divide. Si rompe. Si apre. Cambia direzione. Si perde in mille canali. E poi, se ha abbastanza forza, trova il mare. Sono figlio di quella geografia interiore: un uomo cresciuto tra acqua, vento, orizzonte e silenzi larghi.

Ho sempre avuto dentro due anime: quella delle radici e quella della partenza. Da una parte Graziella e Graziano, i miei genitori, le radici vive. Genitori dalle origini semplici, che mi hanno trasmesso valori elevati, mi hanno dato gli strumenti e insegnato a usarli, e mi hanno fatto innamorare della lettura e dello studio. Dall'altra Nicolas e Noemi, i miei figli: il futuro, la responsabilità più alta, il motivo silenzioso per non mollare.

Fin da piccolo ho amato i libri di avventura e i fumetti. Ne ho collezionati oltre duemila: per molti carta, per me mappe di coraggio e di mondi lontani. Poi li ho donati ai bambini colpiti dal terremoto del Molise nel 2004. Perché quando una storia ti ha tenuto compagnia nei momenti in cui cercavi forza, non la tieni chiusa in una scatola: la rimetti in viaggio, come una torcia.

Fin da giovane ho capito che la vita non premia chi aspetta il momento perfetto: premia chi parte. Aiuto pizzaiolo, giardiniere, cameriere — lavori semplici, concreti, veri. Ogni mestiere contiene una lezione: chi serve ai tavoli impara ad ascoltare, chi cura un giardino impara il tempo delle cose, chi lavora quando gli altri si divertono capisce prima che la libertà non è gratis.

Il primo impiego: tecnico di una pesa in cantiere, in una cabina metallica di due metri quadrati. Durai tre mesi. Poi un'opportunità in un'impresa di costruzioni: gestione completa di edifici, dalla progettazione alla vendita. A 22 anni un incarico simile porta al massimo il picco energetico.

Fu allora che feci due grandi scelte: aprire la mia impresa e iscrivermi all'università — che devo ancora finire, e magari la finirò con i miei figli.

Non dimenticherò mai le parole del Notaio: «Buona fortuna e in bocca al lupo», e quel sussurro: «che coraggio!». Dopo sette anni l'ambiente mi stava stretto, mentre il settore delle costruzioni veniva travolto dalla recessione dei mutui americani. Gli altri erano pre-occupati invece di pre-pararsi. Allora la terza decisione: licenziarmi e fare il professionista libero e indipendente.

Passando in auto davanti a un edificio visto mille volte, mi fermo di botto, leggo il numero e chiamo. Diventerà il mio ufficio e la mia casa. Intanto stringo accordi con i competitor della zona: inconsapevolmente stavo creando una rete, il mio primo network con la sua struttura e il suo metodo. Cosa che capirò appieno vent'anni dopo.

L'azienda cresce, il fatturato sale. Ma servono nuove abilità: inizia a mancare un metodo. Cresce il fatturato e non l'utile netto; il business diventa piatto come l'ECG di un morto.

È da stupidi pensare di avere risultati diversi facendo sempre le stesse cose. Così mi sono messo a fare cose diverse.

Ho ricominciato dai libri, dalla formazione. Credo nei numeri, non nelle opinioni: negli ultimi anni ho gestito progetti per svariati milioni, fino alla certificazione di Growth Business Expert. Ho capito che puoi migliorare solo ciò che puoi misurare. E che nel 99% dei casi chi si blocca ha problemi nell'organizzazione dei propri asset, un mindset non focalizzato e una mancanza di formazione strategica di base.

Poi è arrivata la fame di mondo. Europa, America, Nord Africa, Emirati, isole tropicali. Ho visto aeroporti pieni di gente che correva senza sapere dove andava, il deserto dove il silenzio pesa più di mille parole, oceani capaci di ridimensionare qualsiasi ego.

Un'onda non la comandi. La studi. La rispetti. La aspetti. E quando arriva hai un istante: o ti alzi, o resti sotto.

Questa è la mia visione: non controllare il mare, impara a stare sulla tavola. Lavoro nei servizi e nella formazione dal 2000: ho formato moltissime persone — non numeri, volti — e seguito moltissime aziende. Ho capito che le persone non cercano un faldone di informazioni fredde: cercano di essere viste per quello che valgono. Cercano quella frase che quasi nessuno dice ad alta voce: «Dimmi che posso farcela.»

A un certo punto ho dovuto guardarmi allo specchio senza filtri, davanti alla domanda più dura: «Cosa sto lasciando davvero quando esco dalla stanza?». Quando tocchi il fondo, se hai un motivo vero per rialzarti, scopri che il fondo non è la fine: è il primo pavimento solido dopo anni passati a camminare sulle illusioni.

Da quel risveglio nasce il metodo ABC — equilibrio geometrico tra mente, relazioni e lavoro — e da questa trasformazione la mia visione più grande: 81+. Non un semplice progetto digitale, ma un ecosistema che unisce persone, aziende, formazione, sicurezza, community, identità digitale, gamification, network, utility Web3 e crescita personale.

Oggi parlo a chi sente che il tempo delle scuse è scaduto. Il mio messaggio è semplice: non devi essere perfetto per partire, devi essere vero. Non ti serve tutta la mappa: ti serve decidere che non vuoi più restare fermo. Non puoi controllare la forza dell'oceano, ma puoi imparare ad alzarti sulla tavola quando arriva l'onda giusta.

Il Delta non è il punto in cui il fiume finisce e scompare. È il luogo esatto in cui impara a diventare mare.
Mirco PregnolatoSono grato di essere qui.
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